Se si è un utente che usa il proprio computer per qualcosa di più che la lettura delle email e la navigazione su Facebook, dopo un po’ di tempo è abbastanza comune, indipendentemente dal sistema operativo che si è scelto, cominciare a vedere qualche problemino durante l’utilizzo del proprio computer.
Avvio lento, qualche messaggio di errore, un’applicazione che non è più veloce come quando appena installata… piccoli problemi che rendono il lavoro meno piacevole.
La soluzione migliore, spesso, è quella di formattare e reinstallare il sistema da zero: operazione, però, estremamente noiosa, lunga nel reinstallare tutti i propri software e che porta con sé il grave rischio di dimenticare di fare il backup di qualche file importante.
Cosa c’entra il Cloud Computing con tutto questo? Apparentemente sembra un argomento ben lontano dalla formattazione di un sistema operativo. Eppure, l’era della nuvola è in grado di dare i suoi benefici anche per scenari di quel genere.
Pensandoci bene, infatti, sempre più spesso i nostri dati sono sincronizzati automaticamente sul Cloud: basti pensare al successo indiscusso di servizi come Dropbox o SugarSync. Il backup, praticamente, non è quasi più necessario. O meglio, non è più esplicito. Tutto avviene in modo automatico dietro le quinte, ed i nostri dati sono tenuti costantemente aggiornati.
Quando si sarà formattato il sistema, quindi, le preoccupazioni saranno dimezzate: non appena si reinstallano i client dei nostri servizi di Cloud storage preferiti, infatti, ecco che tutti i nostri file cominciano a ricomparire, come per magia, nelle loro locazioni originali, in locale sul proprio hard disk.
Niente perdite, quindi; tutto veloce, e piuttosto affidabile.
E da qui a vedersi la vita semplificata anche per il software, il passo è decisamente breve. Il paradigma del Software-as-a-Service sta conquistando sempre più utenti, anche non-business, e spesso senza nemmeno che sappiano realmente di cosa si tratti. Usano un servizio e basta, senza stupirsi più, ormai, di come tutte le loro applicazioni (meno evolute) funzionino tranquillamente dentro un browser, e tantomeno di come, semplicemente accedendo con le proprie credenziali, ritrovino immediatamente tutti i propri dati, le proprie configurazioni e il proprio ambiente confortevole.
Fatto! Email, musica, scrittura collaborativa, editing e visualizzazione di documenti e fogli di calcolo: tutto online, tutto “as-a-Service”.
Ed ecco, quindi, che il tempo necessario a “rimettere in piedi” il proprio computer dopo una formattazione si accorcia sempre di più. Arriverà a zero, o quasi? Probabile. Ma si vedrà.


Niente da dire: dopo un po’ di tempo, qualunque utente che utilizzi il computer leggermente più che solo per leggere le email e navigare su Facebook si rende conto di come il suo computer cominci lentamente a “perdere colpi”.
Secondo VentureBeat, il blog di tecnologia che si occupa di novità e indiscrezioni circa i business più innovativi del momento, Amazon starebbe dialogando seriamente con HP per acquistare webOS.

