Il team di sviluppo di Amazon Web Service, nell’annuncio rilasciato questo martedì, rende noto che è ora disponibile il supporto per la Server Side Encryption (SSE) per il suo servizio di cloud storage Amazon S3.
Posted on 06 October 2011 by Daniele Midi
Il team di sviluppo di Amazon Web Service, nell’annuncio rilasciato questo martedì, rende noto che è ora disponibile il supporto per la Server Side Encryption (SSE) per il suo servizio di cloud storage Amazon S3.
Posted on 19 September 2011 by Redazione
L’importanza che il Cloud Computing riveste per le agenzie governative continua ad crescere con un ritmo decisamente sostenuto. Poter sfruttare la nuvola per le complesse attività amministrative e gestionali permette di sicuro di migliorare e semplificare notevolmente l’integrazione fra le varie agenzie, nonché di snellire il lavoro di manutenzione.
Come sempre, però, c’è un rovescio della medaglia, che per quanto concerne l’adozione del Cloud negli enti governativi, riguarda la questione che più di ogni altra è vista come il punto debole del Cloud Computing: la sicurezza. Nel trattare dati estremamente sensibili come quelli manipolati dalle agenzie di stato, severe leggi normano la memorizzazione e i livelli di sicurezza minimi che qualunque applicazione o piattaforma deve rispettare.
E proprio relativamente a questo punto, sono molti i requisiti richiesti ai provider per poter essere presi in considerazione durante la scelta delle piattaforme adatte ad usi governativi. Fra i vari colossi del Cloud Computing, sono pochi quelli che possono considerarsi all’altezza.
Vista però l’importanza che un tale titolo più rivestire per le aziende della nuvola, la cerchia comincia ad allargarsi: Amazon ha infatti annunciato giovedì scorso di aver raggiunto un nuovo livello di sicurezza agli occhi delle agenzie governative americane. Amazon Web Services, infatti, ha conseguito l’autorizzazione e la certificazione di livello Moderate del Federal Information Security Management Act (FISMA), rilasciato dalla General Services Administration (GSA), agenzia indipendente del governo degli Stati Uniti che assiste e coordina gli enti federali.
Attualmente l’accreditamento FISMA è relativo a tre dei servizi di AWS: Elastic Cloud Compute (EC2), Simple Storage Service (S3) e Vrtual Private Cloud (VPC).
Un tale titolo certifica che AWS è in grado di operare secondo altissimi livelli di sicurezza e permette alle agenzie federali di utilizzare i servizi infrastrutturali di AWS continuando a soddisfare i propri requisiti di security.
“Amazon Web Service offre alle agenzie governative l’accesso ad una infrastruttura tecnologica scalabile, cost-effective e flessibile, che dà alle agenzie la possibilità di deployare in modo veloce e sicuro le loro applicazioni sul Cloud,” ha dichiarato Teresa Carlson, vice president del Global Public Sector di AWS. “Oltre 100 organizzazioni governative [..] stanno già utilizzando AWS per soddisfare i loro requisiti di ambienti di computing agili, affidabili e altamente disponibili. Siamo molto contenti di continuare a lavorare con il governo degli US per aiutarli a ridurre i costi e accorciare i tempi di raggiungimento dei loro obiettivi.”
Poche sono le altre aziende di questo campo che possono pregiarsi di simili livelli di certificazioni di sicurezza: si possono ad esempio fare i nomi di Google, con il suo App Engine, e Microsoft, con BPOS.
Ma non c’è dubbio che la guerra alla “nuvola più sicura” non sia che all’inizio.
Immagine: Marine Mammal Conservancy
Posted on 08 September 2011 by Daniele Midi
Non c’è dubbio, la corsa al Cloud Computing sembrerebbe decisamente inarrestabile. Le industrie, in moltissimi campi diversi, stanno adottando soluzioni on the cloud sia per i benefici economici che è ormai evidente che porti, sia pure per l’estrema importanza che il fattore “innovazione” riveste nella ricerca del successo nel mercato moderno.
Nonostante ciò, però, ci sono ancora alcuni settori in cui l’adozione del Cloud Computing stenta a vedere la sua accelerata. E uno di questi è senza dubbio quello della sanità.
Peccato. Perchè se è vero che i risparmi e le semplificazioni nella gestione dell’IT grazie al Cloud sono direttamente proporzionali alla dimensione dell’”azienda” che lo adotta, beh, la sanità sarebbe uno dei settori che ne trarrebbe più beneficio.
Soprattutto, in tutti i settori laddove le necessità tecnologiche si rivolgano principalmente a raccolta, scambio, analisi e presentazione di dati, la nuvola non può che dare il suo massimo, grazie alle sue basi fatte di standard interoperabili, costante interconnessione e grande integrazione fra sistemi diversi.
Eppure, purtroppo, il Cloud stenta ancora molto a passare dalla porta principale di ospedali e organizzazioni sanitarie.
Ovviamente non si tratta di una scelta per “partito preso”, nè tantomeno di pigrizia: riguarda piuttosto alcune grandi problematiche con le quali un settore enorme e complesso come la sanità è costretto inevitabilmente a scontrarsi ogni qual volta si parli di innovazione tecnologica.
Tanto per cominciare, la capillare diffusione, in tutto il suo “IT”, di sistemi ormai obsoleti ma indispensabili per qualunque sua attività rende l’idea di una migrazione a nuovi sistemi decisamente spaventosa, in termini tanto di costi per l’integrazione, quanto di tempistiche e potenziali disservizi che non ci si può evidentemente permettere.
Ma l’healthcare deve affrontare anche alcune problematiche più prettamente specifiche del proprio settore, e la privacy è uno di questi. Le leggi che regolamentano il trattamento dei dati personali dei pazienti sono spesso molto restrittive, e possono in alcuni casi andare a scontrarsi con alcuni dei concetti di base del Cloud Computing.
Ma allora non c’è soluzione? Di certo, per ora la sanità non si sposterà sulle nuvole da un momento all’altro. Nonostante tutto, però, una migrazione graduale è senz’altro possibile, non appena ci si convincerà definitivamente che i benefici superano nettamente i costi. Per adesso, anche staccarsi lentamente da sistemi legacy troppo obsoleti e cominciare a integrarsi con soluzioni nuove può essere un interessante passo avanti. E chissà che un passo per volta non si stacchino, alla fine, i piedi da terra.