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Formattare nell’era del Cloud Computing (I parte)

Posted on 10 November 2011 by Daniele Midi

Niente da dire: dopo un po’ di tempo, qualunque utente che utilizzi il computer leggermente più che solo per leggere le email e navigare su Facebook si rende conto di come il suo computer cominci lentamente a “perdere colpi”.

E checché se ne dica, non è questione di Windows o Linux o Mac: è abbastanza inevitabile che, nel corso della vita di un sistema operativo, gli utenti più smanettoni finiscano per installare e disinstallare molti software diversi, modificare ripetutamente le impostazioni del sistema, accumulare enormi moli di dati e magari non tenere perfettamente “in forma” il proprio sistema.

Ed ecco che cominciano a presentarsi errori, problemi, magari non grandi, ma pur sempre fastidiosi. Qualche rallentamento di troppo, un avvio del sistema eccessivamente (ma davvero eccessivamente) lungo, qualche conflitto fra driver… Niente che impedisca di lavorare con profitto, certo, ma di sicuro un ambiente di lavoro poco confortevole e che rende la produttività molto più difficoltosa.

Ed ecco, quindi, che si comincia a pensare di formattare il proprio computer per dargli una nuova vita, ricominciando da zero, con un sistema completamente pulito e aggiornato.

A chiunque si possa chiedere, però, nessuno potrà negare che formattare un calcolatore è in assoluto una delle procedure più tediose e antipatiche per un utente: occorre andare alla ricerca dei CD di installazione di tutti i propri software, fare una bella lista di tutti i programmi che bisognerà reinstallare, creare una copia di backup di tutti i propri file e dati personali – vero patrimonio del nostro computer – e quindi cominciare la lunghissima procedura del ripristino del calcolatore.

Parecchi minuti (ore?) per formattare l’hard disk ed installarci sopra una copia fresca fresca del proprio sistema operativo di preferenza, e quindi bisogna cominciare, uno ad uno, a installare tutti i propri software, e poi ripristinare i file che erano stati “backuppati”.

I rischi, inoltre, sono notevoli: è successo più o meno a tutti di accorgersi – solo quando ormai è troppo tardi – di non aver messo in salvo alcuni file vitali per il proprio lavoro, oppure di aver dimenticato quella chiave di attivazione del software che era salvata in una bella cartellina del nostro sistema. Troppo tardi. Quello che è fatto, è fatto.

Cosa c’entra il Cloud Computing con tutto questo? Analizzeremo questo aspetto nel prossimo appuntamento.


 

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Spostare il Desktop sulla nuvola (III parte)

Posted on 22 October 2011 by Daniele Midi

Facciamo, anche per quest’ultimo appuntamento sul Desktop-as-a-Service, un breve riassunto per rinfrescare il concetto generale di Desktop-as-a-Service:

Ridurre i costi e aumentare l’efficienza: l’obiettivo di tutte le aziende. Non sempre facile, non sempre possibile, ovviamente, a seconda di quando una compagnia sia già “virtuosa”. Ma nel settore dell’IT, questa è esattamente la promessa del Cloud Computing: aggiungendoci scalabilità ed affidabilità, ecco che si ottiene il mantra della nuvola.

Una possibilità che, da un’ottica puramente di business, può risultare estremamente appetibile va sotto il nome di Desktop-as-a-Service: un sottoinsieme del concetto di Desktop Virtualization, in cui il proprio desktop, virtualizzato, non vive nella propria macchina fisica, ma viene fornito al momento della connessione dell’utente tramite il Web. È “as-a-Service” perché della configurazione si preoccupa qualcun altro, che sia interno o esterno, a seconda della forma di Cloud Computing che si è scelto.

Si è parlato già, negli scorsi due articoli, dei vantaggi che il modello DaaS porta per le aziende che lo adottano. Ma, come tutte le soluzioni, non può essere il silver bullet pronto a risolvere ogni problema: anche il modello DaaS porta con sé i suoi rischi e le sue problematiche.

Il viaggio che porta dalla soluzione desktop on-premise fino sulla nuvola porta con sé – non sicuramente, certo, ma molto probabilmente – uno spostamento tutt’altro che ideologico: si migra, infatti, dall’ambiente sicuro “e confortevole” del proprio data center in-house, oppure in alcuni casi di una private cloud, verso i terreni considerati più incerti delle public cloud.

Per alcune aziende, le policy di sicurezza rendono impossibile fare data storage al di fuori dei confini dell’organizzazione, se non verso strutture con criteri di security estremamente elevati: questione, questa, che può portare notevoli problemi nel trovare una soluzione Cloud adatta.

Il rischio più grande, però, è legato ad un passaggio non seriamente pianificato verso il Desktop-as-a-Service: la conseguenza è quella di trovarsi incastrati in una soluzione che non riesce a soddisfare le proprie necessità e dalla quale diventa difficile allontanarsi: una volta fatta la migrazione, il costo di tornare ad un’infrastruttura in-house può diventare estremamente elevato.

Sembra piuttosto evidente, a questo punto, che non c’è una “ricetta pronta” quando si tratta di migrazione verso il Desktop-as-a-Service, se non per le sue versioni più semplici e limitative. Al contrario, è necessaria un’attenta pianificazione, che tenga in considerazione tanto il punto di partenza quanto gli obiettivi che si vogliono conseguire, e che studi di conseguenza il budget necessario, le diverse soluzioni offerte dal mercato che meglio si adattano alle proprie esigenze, e le questioni legate alla sicurezza. Solo in questo caso, infatti, i grandi benefici del Desktop-as-a-Service non saranno “annullati” dagli inconvenienti.

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Spostare il Desktop sulla nuvola (II parte)

Posted on 20 October 2011 by Daniele Midi

Cominciamo con un breve riassunto dell’articolo precedente, per rinfrescare il concetto generale di Desktop-as-a-Service:

Ridurre i costi e aumentare l’efficienza: l’obiettivo di tutte le aziende. Non sempre facile, non sempre possibile, ovviamente, a seconda di quando una compagnia sia già “virtuosa”. Ma nel settore dell’IT, questa è esattamente la promessa del Cloud Computing: aggiungendoci scalabilità ed affidabilità, ecco che si ottiene il mantra della nuvola.

Una possibilità che, da un’ottica puramente di business, può risultare estremamente appetibile va sotto il nome di Desktop-as-a-Service: un sottoinsieme del concetto di Desktop Virtualization, in cui il proprio desktop, virtualizzato, non vive nella propria macchina fisica, ma viene fornito al momento della connessione dell’utente tramite il Web. È “as-a-Service” perché della configurazione si preoccupa qualcun altro, che sia interno o esterno, a seconda della forma di Cloud Computing che si è scelto.

Dopo questo breve recap, è possibile tornare ad analizzare pregi e difetti di questo paradigma.

Il modello DaaS porta indubbiamente con sé numerosi benefici.

Uno di questi, come è stato accennato nello scorso articolo, riguarda le questioni legate alla manutenzione e agli aggiornamenti del sistema, con tutte le difficoltà che ogni volta portano con sé. I problemi diventano infatti carico di qualcun altro, un team di specialisti che si dedica esclusivamente a queste problematiche, troppo spesso trascurate o rimandate dai gestori dell’IT delle varie aziende perché troppo presi da altre questioni a più alta priorità.

Un altro fronte sul quale il Desktop-as-a-Service risulta particolarmente efficace riguarda la standardizzazione: nel momento in cui i desktop di tutti i dipendenti dell’azienda sono forniti come un servizio, diventa estremamente facile assicurarsi che tutti abbiano lo stesso ambiente di lavoro – dall’insieme di applicazioni disponibili fino all’esperienza utente offerta dal sistema operativo scelto.

Fra i vantaggi operazionali, non si può non citare quello che è di sicuro il più importante dei vantaggi portati dal modello Desktop-as-a-Service: non è possibile porlo sotto un unico nome, poiché riguarda molti aspetti diversi – la personalizzazione, la separazione fra sistema e profilo utente, la portabilità, la flessibilità – ma è esemplificabile facilmente con un semplice scenario. Sempre più spesso le aziende sono sensibili alle questioni dei costi e dell’impatto ambientale degli spostamenti dei dipendenti, e quindi si rendono possibili sempre più di frequente modalità di lavoro flessibili, nelle quali i lavoratori possano lavorare da casa, o da qualunque altro luogo, nel modo più conveniente possibile. Separando il profilo dell’utente dal sistema (fisico e operativo), i dipendenti hanno la possibilità di accedere al sistema aziendale da molti dispositivi diversi – che siano portatili, PC di casa o thin clients – e ritrovare sempre il proprio ambiente pronto all’attività lavorativa.

Nei prossimi appuntamenti, a questo punto, si tratteranno soprattutto i rischi e i problemi legati al modello Desktop-as-a-Service.

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Frasi cloud-celebri

“Il Cloud, una stupidaggine. Anzi, peggio di una stupidaggine: una campagna marketing. Si tratta solo di un ennesimo tentativo delle corporation di ingabbiare gli utenti. Un tentativo da stroncare sul nascere.” (Richard Stallmann)
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