In un momento storico in cui i business legati alle tradizionali linee di comunicazione telefonica si vanno spostando sempre più velocemente verso un universo più wireless, fondato sugli smartphone e i tablet, i giganti della telecomunicazione – un po’ in tutte le parti del mondo – stanno vivendo un periodo di profonda preoccupazione. Gli scombussolamenti in questo mercato sono tali che queste grandi compagnie non possono fare a meno di buttare un occhio verso mercati nuovi e ancora parzialmente inesplorati.
Mettici questo, e mettici pure che enormi capitali sono stati nel tempo già investiti nelle infrastrutture tecnologiche – e non si vuole certo che vadano persi – ed ecco che il passo dei giganti delle telco verso il Cloud Computing era pressoché inevitabile.
Un esempio significativo. Negli Stati Uniti, una delle compagnie leader nelle telecomunicazioni, AT&T, ha passato buona parte degli ultimi vent’anni ad acquisire le altre società telco minori, allo scopo di raggiungere una penetrazione massima delle proprie infrastrutture nel territorio americano. Ed ecco che, non appena (quasi) concluso questo processo di espansione, AT&T è costretta ad osservare impotente la perdita di valore della propria rete. Per una semplice ragione: non ha saputo stare al passo con i tempi, non ha saputo cominciare al momento giusto a fornire anche altri servizi di telecomunicazione digitale attraverso la sua infrastruttura.
Intanto, un inizialmente piccolo competitor, Comcast, è partito dalla distribuzione della TV via cavo e ha gradualmente espanso il suo focus verso molti altri servizi: accesso Internet, film e streaming, telecomunicazioni. Ed ecco che in poco tempo è arrivato nella posizione di cominciare a scalzare AT&T dal suo posto di indiscussa leadership di mercato.
Un punto importante che resta ancora da chiarire riguarda i reali intenti delle compagnie di telecomunicazioni. Questa nuova attenzione al mondo del Cloud Computing non rappresenta uno spostamento drastico di intenti aziendali, quanto piuttosto un allargamento dello “scope” delle proprie attività verso un nuovo mercato. Il dubbio, in questo senso, è quanto realmente profondo sia questo spostamento verso la nuvola. Dubbio che viene espresso anche dalle stesse aziende telco, come l’australiana Macquarie Telecom. “La questione”, ha detto Aidan Tudehope, hosting manager director di Macquarie Telecom, “è se le compagnie di telecomunicazione abbiano spostato veramente il proprio business, oppure se stiano solo sfruttando l’onda dei titoli di marketing.”
Nell’immediato futuro, è molto importante che le compagnie di telecomunicazioni comprendano l’effettivo potenziale del Cloud Computing per il loro business. Infatti, ad esempio, con l’incredibile crescita delle soluzioni di Software-as-a-Service, sarebbe molto facile per un’azienda telco che ha saputo seguire il progresso acquisire questi servizi e fornirli ai propri clienti attraverso la propria infrastruttura.


Vedendo la propria business line tradizionale perdere punti sempre di più, e avendo a disposizione enormi infrastrutture su cui avevano già investito ingenti capitali, era solo una questione di tempo prima che le grandi aziende del mondo delle telecomunicazioni saltassero sul carro del Cloud Computing.
Un fenomeno, strano solo in apparenza, sta smuovendo il panorama delle grandi compagnie di telecomunicazioni da qualche tempo a questa parte. Sempre più spesso, in moltissimi paesi del mondo, i colossi delle telco stanno spostando il loro focus aziendale verso il mondo del Cloud Computing, più o meno gradualmente a seconda dei casi.

