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Il Supercomputing-as-a-Service è già realtà

Posted on 28 September 2011 by Daniele Midi

Tanto potente da risolvere praticamente qualunque problema in tempi (ragionevolmente) brevi, tanto semplice e flessibile da poter essere controllato tramite un iPad.

Si tratta di CometCloud, il sistema di Supercomputing-as-a-Service sviluppato al Dipartimento di Electrical and Computer Engineering della Rutgers University.

Finora, gli utenti che avevano necessità di enormi potenze di calcolo dovevano adattare i problemi e i task al particolare supercomputer che avevano a disposizione, ed accettarne tutte le limitazioni, soprattutto in termini di tempo necessario per completare l’elaborazione. Con il Supercomputing-as-a-Service, invece, gli utenti descrivono semplicemente il task che vogliono eseguire ed eventuali vincoli aggiuntivi (ad esempio sul tempo di esecuzione), e il software è in grado da solo di determinare la potenza di calcolo necessaria all’elaborazione e recuperarla dalla nuvola di processori che ha a disposizione.

CometCloud è stato presentato quest’estate ad una competizione dell’IEEE, nella quale ha vinto il primo premio. Di sicuro meritatamente, visto come ha stupito il pubblico: durante la demo, il team che presentava CometCloud ha mostrato come il sistema fosse in grado di “mettere insieme” dei supercomputer IBM localizzati nello stato di New York e in Arabia Saudita. A quel punto, il team ha fatto vedere che, mentre il sistema era al lavoro su un problema, era possibile cambiarne i parametri fondamentali dinamicamente e “a caldo”, richiedendo ad esempio tempi di esecuzione più veloci: CometCloud reagisce immediatamente ottenendo altro potere computazionale e prosegue con l’elaborazione.

Il responsabile del progetto alla Rutgers University, il prof. Manish Parashar, è convinto che il Supercomputing-as-a-Service sia un nuovo scenario estremamente stimolante, la cui esplorazione può portare ad orizzonti mai immaginati prima in molti campi diversi, che spaziano dalla ricerca scientifica all’industria cinematografica; ma soprattutto, un progetto del genere è in grado di portare le “superpotenze di calcolo” più vicine alla portata di tutti.

Un sistema estremamente interessante, quindi, che non solo è già realtà, ma sarà anche commercializzato molto presto: finora ha supportato la scienza e la ricerca, ed ha vissuto esclusivamente negli ambienti accademici, ma sembra che già da questo autunno il servizio verrà commercializzato, sotto una forma ancora da definirsi.

 

Immagine: Marc Smith

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Il Cloud è solo aria fritta

Posted on 13 September 2011 by Daniele Midi

Di sicuro è quello che pensa qualcuno dei detrattori della nuvola. Che però sia un’idea condivisa anche da “chi il Cloud lo fa” è qualcosa che potrebbe sorprendere molto.

Il Cloud Computing è solo aria fritta.

O meglio, secondo Microsoft Research, è aria calda.

Ironia a parte, quest’considerazione viene proprio dai laboratori del colosso di Redmond. Infatti, in una pubblicazione molto recente, intitolata “The Data Furnace: Heating Up with Cloud Computing”, alcuni ricercatori hanno messo sotto la lente di ingrandimento proprio l’enorme quantità di calore prodotta costantemente dai data center che ospitano tutte le macchine che “danno vita” al Cloud Computing.

Secondo questo gruppo di Microsoft Research, sarebbe un’idea piuttosto interessante quella di sfruttare questo calore per scaldare case ed uffici, perseguendo così risparmi energetici notevoli e rispettando di più l’ambiente.

Non sono i primi a pensarci, in effetti: già circa tre anni fa, dai laboratori di IBM venne proposta un’idea simile. Secondo i ricercatori di Big Blue, il miglior sistema di raffreddamento per i PC è quello ad acqua, e lo smaltimento di questo calore estratto si trasforma da problema in soluzione se si convoglia opportunamente l’acqua calda come fonte di riscaldamento per le abitazioni. Un’intuizione niente male, se si pensa che realizzando un sistema del genere, un data center di medie dimensioni potrebbe tenere calde più di 70 famiglie.

I ricercatori Microsoft però si spingono ancora oltre nelle visioni avveniristiche, azzardando l’ipotesi dell’installazione di alcuni rack di processori sotto ogni unità abitativa. Dei mini data center negli scantinati di tutti i palazzi, quindi, che sarebbero ottimi sostituti delle tradizionali caldaie.

Gli abitanti di queste costruzioni otterrebbero notevoli risparmi economici sul riscaldamento, ma non sarebbero in effetti gli unici a trarne vantaggio: la grande distribuzione geografica di questi mini data center porterebbe notevoli potenze di calcolo vicinissimo alle aziende e alle zone residenziali.

Un’eccellente esempio di pensiero laterale, dunque. Un po’ ingenuo forse, perché tiene poco in considerazione tutti gli aspetti legati alla sicurezza, alla manutenzione e al fabbisogno energetico e di banda richiesti dai potenti rack di CPU presenti nei data center, che sono problemi meno preoccupanti negli USA, ma enormi in altri paesi come l’Italia.

Ma di certo un’idea interessante.

 

Fonte: Microsoft Research publications

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Le aziende credono in un futuro in the Cloud

Posted on 16 June 2011 by Daniele Midi

3000 Chief Information Officers, 71 paesi, 18 settori economici diversi: è questa la portata della survey condotta da IBM per saperne di più sul futuro degli investimenti economici nell’IT.

I risultati, nel complesso, non sono poi sconvolgenti, né si discostano molto dalle statistiche degli anni passati. Solo una cifra salta agli occhi: oltre il 60% dei partecipanti allo studio ha affermato di avere intenzione, nei prossimi 5 anni, di affidarsi sempre di più ai servizi di Cloud Computing.

E così, fra le priorità dei dipartimenti IT delle imprese, il Cloud fa un notevole balzo in avanti, passando da un’importanza del 33% nel 2009 ad un ben più rilevante 60% nel 2011. In questa classifica delle prerogative aziendali, perciò, il Cloud trova sopra di sé solo punti cardine “storici” delle imprese, come la Business Intelligence, le soluzioni per la Mobilità e la Virtualizzazione, che pur continuando a rappresentare le “Top 3 priorities”, vedono il loro predominio minacciato in tutte quelle realtà aziendali che cominciano a vedere realmente le potenzialità della nuvola.

L’industria dell’intrattenimento, ad esempio, è stata fra le più precoci a avvicinarsi ai servizi del Cloud Computing, vedendo in ben il 73% dei CIO la previsione di includerlo fra i punti di forza della propria azienda. A seguire, i settori dell’automobile e delle telecomunicazioni, con percentuali altrettanto elevate che si aggirano sul 70%.

Come in tutti i “cambiamenti epocali” del mondo IT che si rispettino, però, c’è ancora un po’ di diffidenza, sia ideologica che economica, quando si tratta delle funzioni vitali del proprio business. Infatti, la maggior parte delle imprese ha ancora qualche riserva nello spostare nel Cloud i task aziendali più importanti. Del resto, come dare torto a tutti quei responsabili IT che preferiscono tastare il terreno prima di saltare a piedi pari sul barcone della tendenza attuale? E allora via agli esperimenti, spostando, per ora, solo le funzioni meno essenziali verso il Cloud, come risulta dallo studio.

E così come non tutti i task aziendali appaiono adatti a migrare in the Cloud, anche riguardo alla nuvola stessa sono necessari dei distinguo. Risulta infatti, sempre dalla survey IBM, che le imprese che abbracciano il Cloud preferiscono ancora in molti casi il private cloud computing rispetto alla forma pubblica. Probabilmente, è la sicurezza a generare ancora timori sul portare i propri dati al di fuori dei confini aziendali.

In ogni caso, nonostante sia stato additato spesso come “moda passeggera” o semplicemente come nuovo termine per indicare tecnologie già esistenti, sembrerebbe proprio che, adesso, il Cloud Computing sia qui. Ed abbia intenzione di restare.

 

Fonte: ITPro Portal, IBM

 

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Frasi cloud-celebri

“Sono molte le organizzazioni che hanno ben compreso i vantaggi del modello Cloud, tuttavia permane l’incertezza su come sfruttarne strategicamente le promesse.” (Frank Gens)
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