Di sicuro è quello che pensa qualcuno dei detrattori della nuvola. Che però sia un’idea condivisa anche da “chi il Cloud lo fa” è qualcosa che potrebbe sorprendere molto.
Il Cloud Computing è solo aria fritta.
O meglio, secondo Microsoft Research, è aria calda.
Ironia a parte, quest’considerazione viene proprio dai laboratori del colosso di Redmond. Infatti, in una pubblicazione molto recente, intitolata “The Data Furnace: Heating Up with Cloud Computing”, alcuni ricercatori hanno messo sotto la lente di ingrandimento proprio l’enorme quantità di calore prodotta costantemente dai data center che ospitano tutte le macchine che “danno vita” al Cloud Computing.
Secondo questo gruppo di Microsoft Research, sarebbe un’idea piuttosto interessante quella di sfruttare questo calore per scaldare case ed uffici, perseguendo così risparmi energetici notevoli e rispettando di più l’ambiente.
Non sono i primi a pensarci, in effetti: già circa tre anni fa, dai laboratori di IBM venne proposta un’idea simile. Secondo i ricercatori di Big Blue, il miglior sistema di raffreddamento per i PC è quello ad acqua, e lo smaltimento di questo calore estratto si trasforma da problema in soluzione se si convoglia opportunamente l’acqua calda come fonte di riscaldamento per le abitazioni. Un’intuizione niente male, se si pensa che realizzando un sistema del genere, un data center di medie dimensioni potrebbe tenere calde più di 70 famiglie.
I ricercatori Microsoft però si spingono ancora oltre nelle visioni avveniristiche, azzardando l’ipotesi dell’installazione di alcuni rack di processori sotto ogni unità abitativa. Dei mini data center negli scantinati di tutti i palazzi, quindi, che sarebbero ottimi sostituti delle tradizionali caldaie.
Gli abitanti di queste costruzioni otterrebbero notevoli risparmi economici sul riscaldamento, ma non sarebbero in effetti gli unici a trarne vantaggio: la grande distribuzione geografica di questi mini data center porterebbe notevoli potenze di calcolo vicinissimo alle aziende e alle zone residenziali.
Un’eccellente esempio di pensiero laterale, dunque. Un po’ ingenuo forse, perché tiene poco in considerazione tutti gli aspetti legati alla sicurezza, alla manutenzione e al fabbisogno energetico e di banda richiesti dai potenti rack di CPU presenti nei data center, che sono problemi meno preoccupanti negli USA, ma enormi in altri paesi come l’Italia.
Ma di certo un’idea interessante.
Fonte: Microsoft Research publications