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La sfida per lo storage in the Cloud (III parte)

Posted on 27 June 2011 by Daniele Midi


In questa piccola serie di articoli stiamo cercando di “sezionare” uno dei servizi che più sta avvicinando il Cloud Computing al mondo consumer: il cloud storage. La possibilità di avere tutti i propri dati sulla nuvola e potervi accedere da qualunque dispositivo dotato di un browser è di certo una prospettiva allettante anche per chi non è particolarmente esperto di tecnologia. Proprio per questo motivo, il mercato in questo settore è in grande fermento, e sono talmente tanti i servizi di cloud storage disponibili in questo momento che è facile perdersi.

Negli scorsi due appuntamenti sono stati analizzati Apple iCloud, Windows Live SkyDrive e Dropbox. L’ultimo grande player, al momento, di questo scenario in continua evoluzione è perciò Amazon, con il suo Cloud Drive.

 

Amazon Cloud Drive

Amazon offre lo storage online con il modello più semplice: si paga a seconda dello spazio che si desidera, da 5 GB a 1 TB ad un costo di 1 $/GB all’anno. Inoltre, non ci sono limiti alla dimensione dei singoli file che è possibile caricare nello spazio online, limitazione che invece affligge molti altri sistemi. Acquistando un album musicale dall’Amazon MP3 Store, inoltre, si ha la possibilità di ottenere un bonus di 20 GB: questa possibilità, però, è per ora limitata agli utenti degli Stati Uniti.

È possibile installare un client sul proprio computer per gestire i file, oppure è possibile utilizzare un normale browser e avere accesso a tutti i propri dati direttamente dal portale apposito di Amazon. L’unico requisito è avere il supporto per Flash, cosa che purtroppo taglia fuori gli utenti di iOS e Windows Phone 7.

Unica limitazione: Amazon permette ad ogni utente di accedere al massimo da 8 dispositivi diversi ai propri dati, limite che comunque è decisamente accettabile per un utente normale.

Come per Windows Live SkyDrive, anche Amazon Cloud Drive è accessibile solo in “modalità online”, perciò senza connessione non si può accedere ai propri dati.

 

Conclusioni

Stabilire “il migliore” fra i sistemi di cloud storage non solo è difficile, ma probabilmente è impossibile: a seconda delle esigenze, alcune piattaforme si comportano meglio di altre.

L’approccio più classico è probabilmente quello di SkyDrive o di Amazon: qualche GB di spazio gratuito in cui mettere tutto quello che si vuole, e un portale online da cui gestire i propri file. Se però lo spazio che serve è tanto, Amazon permette di crescere, SkyDrive no.

Gli utenti della mela non possono che scegliere iCloud, vista la sua potenza e versatilità.

Se quello che serve, invece, è avere i propri dati sempre sincronizzati sui propri computer o dispositivi mobili, Dropbox è di certo un’ottima scelta.

La soluzione migliore? Usarli tutti in combinazione, sfruttando il più possibile lo spazio gratuito offerto da ognuno e cercando di scoprire qual è “il migliore” per sé.

 

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La sfida per lo storage in the Cloud (II parte)

Posted on 23 June 2011 by Daniele Midi


Nello scorso articolo, abbiamo cominciato ad analizzare i principali servizi di cloud storage disponibili al momento, cercando di mettere in luce pregi e difetti di ognuno per determinare quale sia il più adatto a seconda delle esigenze.

Dopo aver analizzato Apple iCloud e Windows Live SkyDrive, restano da mettere “sotto torchio” gli altri due big di questo panorama, cioè Dropbox, la fortunata startup in incredibile ascesa, e Amazon Cloud Drive, il servizio di consumer cloud storage offerto da un provider che di cloud se ne intende di sicuro.

Per motivi di spazio, a differenza di quanto inizialmente pianificato, vedremo in questo articolo Dropbox, e nel prossimo Amazon Cloud Drive.

 

Dropbox

L’approccio di Dropbox, per certi versi, si avvicina più alla sincronizzazione che al normale online storage. Installando il suo client sul proprio computer, infatti, viene creata una speciale cartella: è sufficiente mettere al suo interno i file di cui si vuole avere un backup online e Dropbox si occuperà di copiarli immediatamente sui propri server e tenerli sempre sincronizzati.

Grazie all’enorme varietà di piattaforme supportate dal suo client, è possibile accedere ai propri file da tutti i propri dispositivi: i sistemi operativi con i quali può lavorare sono infatti Windows, MacOS, Linux, Android, iOS, Windows Phone 7 o Blackberry. In ogni caso, grazie al suo portale online è sempre sufficiente un qualunque browser per uploadare o recuperare tutti i propri dati dalla nuvola, senza bisogno necessariamente di installare software aggiuntivo.

Dropbox offre gratuitamente 2 GB di spazio per i propri file. Inoltre, invitando i propri amici ad utilizzare il servizio, si possono ottenere dei bonus fino ad arrivare ad un massimo di 8 GB. Per avere più spazio, da quel punto in poi è possibile affidarsi ai piani a pagamento che permettono di ottenere fino a 100 GB di storage.

Altra feature degna di nota è di certo la possibilità di condividere cartelle con altri utenti, cosa che rende veramente facile la collaborazione quando si tratta di documenti, immagini, musica e qualunque altro tipo di file possa servire.

 

Nel prossimo ed ultimo appuntamento verrà analizzato infine Amazon Cloud Drive, e inoltre si cercherà di tirare le somme della panoramica fatta, alla ricerca della “soluzione perfetta”.

 

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La sfida per lo storage in the Cloud (I parte)

Posted on 20 June 2011 by Daniele Midi


Di questi ultimi tempi, i benefici del Cloud sono veramente alla portata di tutti: il moltiplicarsi di servizi offerti al grande pubblico per le necessità di tutti i giorni sta soffiando via sempre di più la nuvola dalla sua posizione originale di “strumento più prettamente business” verso orizzonti molto più consumer-oriented.

È il caso, in particolare, di tutti i servizi di cloud storage che continuano a vedere allargarsi il loro bacino di utenti grazie all’incredibile valore delle facilities che offrono e ai prezzi spesso estremamente contenuti. In questo microcosmo, però, è da poco arrivata anche Apple a creare scompiglio: il suo nuovissimo servizio iCloud promette per la prima volta di portare il Cloud nei computer di tutti gli utenti (della mela).

Le molte differenze (e similitudini) fra i vari servizi di questo scenario tendono spesso a rendere difficile scegliere quale sia la soluzione più adatta per le proprie esigenze. Per questo, il tentativo di questa mini serie di articoli è quello di analizzare pregi e difetti delle varie soluzioni, scegliendo di mettere sotto la lente d’ingrandimento i quattro protagonisti principali della scena attuale. Verranno analizzati, quindi Apple iCloud, Windows Live SkyDrive, Dropbox e Amazon Cloud Drive.

 

Apple iCloud

Se l’obiettivo prefissato da Apple per la realizzazione del suo sistema di cloud storage era la semplicità d’uso, beh: obiettivo raggiunto. L’utente non deve mai preoccuparsi di richiedere il salvataggio dei propri dati sulla nuvola, perché si occupa automaticamente di tutto iCloud.

La diretta conseguenza di questo, però, è che il sistema risulta essere molto chiuso, non permettendo in effetti di controllare direttamente lo storage.

Ogni utente ha a disposizione 5GB di spazio che saranno divisi (in modo automatico) fra mail, contatti, calendari, documenti e backup delle impostazioni. iCloud permette inoltre di conservare gli ultimi 1000 fra foto e video su iPhone, iPad e iPod per un massimo di 30 giorni.

Il vero vantaggio, però, è la possibilità di contenere quante canzoni, applicazioni ed e-book si vogliono, fra quelle acquistate da iTunes. Il motivo, principalmente, è che queste non vengono effettivamente memorizzati: al momento dell’acquisto, si ottiene la possibilità di accedere alla copia presente sui server Apple direttamente dai propri dispositivi.

Inoltre, il fatto che iCloud si comporti come sistema di sincronizzazione permette l’accesso ai propri dati anche in mancanza di connessione Internet, il che è decisamente un ottimo punto a favore di questo prodotto.

 

Windows Live SkyDrive

SkyDrive presenta di certo un’interfaccia estremamente facile ed intuitiva da utilizzare: è sufficiente fare drag-and-drop sul portale dei file che si voglio salvare ed il gioco è fatto: si avrà accesso ai propri file da qualunque parte del mondo, attraverso il Web. Se inoltre si ha la possibilità di utilizzare Silverlight, è possibile sfruttare anche un desktop manager e alcuni add-on per il browser.

Il downside di questa “semplice gestione attraverso il Web” è che porta molto velocemente ad una dolorosa equazione: niente connessione = niente files. Infatti, non è possibile utilizzare il servizio di casa Microsoft per accedere offline ai propri dati.

Gli indicatori di soddisfazione, poi, per quanto riguarda lo spazio offerto, sono piuttosto bassi: si hanno a disposizione gratuitamente 25 GB di spazio, ma non c’è nessun piano, nemmeno a pagamento, che permetta di alzare questo limite.

È di certo da sottolineare che lo spazio offerto gratuitamente da SkyDrive è nettamente superiore alla media, è che il suo comportamento estremamente tradizionale come servizio di storage online lo rende particolarmente semplice da usare.

 

Nei prossimi articoli saranno analizzati Dropbox e Amazon Cloud Drive, cercando di trarre qualche conclusione sugli scenari in cui ognuno di questi dà il meglio di sè.

 

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Frasi cloud-celebri

“...è uno stile di computing in cui le capacità IT ampiamente scalabili ed elastiche sono fornite come servizi a clienti esterni attraverso le tecnologie del mondo Internet...” (Gartner)
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