È di sicuro negli scenari più prettamente business che il Cloud Computing trova la sua applicazione migliore, rappresentando da sempre un sinonimo di risparmio economico per le imprese.
Le caratteristiche tecniche che lo rendono appetibile, però, sono fra loro molto diverse. scalabilità, affidabilità, geo-replicazione dei dati, disaster recovery: a seconda dell’angolatura dalla quale lo si osserva, si scopre come il Cloud si presti bene per scenari decisamente differenti. Dalla ricerca scientifica, che apprezza l’enorme potere computazionale, all’anti-sicurezza, che sfrutta la “massa” per sferrare attacchi informatici di enorme portata, la nuvola risulta interessante per i motivi più disparati, che sfruttano di volta in volta l’uno o l’altro punto di forza del Cloud.
Di recente, però, gli utilizzi sono diventati ancora più variegati e fantasiosi per la nuvola.
Nello scorso appuntamento, infatti, si è parlato del programmatore statunitense che ha cercato di risolvere il problema delle scimmie di Shakespeare con il Cloud.
Un breve ripasso di qual è il problema: secondo la Probabilità, un numero infinito di scimmie che scrive su un numero infinito di macchine da scrivere, avendo a disposizione un tempo infinito, prima o poi sarebbe in grado di produrre l’intera opera di Shakespeare.
La matematica, però, è decisamente contro di lui: le combinazioni possibili delle 26 lettere dell’alfabeto inglese sono decisamente tante. Cominciando a tenere conto anche di maiuscole e minuscole, la cifra sale ancora notevolmente. Per non parlare poi di come spazi e punteggiatura aggiungano una quantità di ulteriori permutazioni tale da rendere l’impresa decisamente spaventosa per i modelli di calcolo tradizionali.
Peccato che nemmeno la grande potenza di calcolo della nuvola può fare molto, se non è opportunamente coordinata in modo “intelligente”. Una buona dimostrazione che sì, è vero, il calcolo distribuito semplifica i lavori pesanti, ma senza avere dietro un algoritmo ben pensato, non è altro che un brute force molto potente. E come tale, non assicura mai il successo.
Il programmatore USA non ha avuto fortuna. Se non altro, però, per provare a dimostrarlo ha dovuto pagare solamente il conto di AWS, e non una scorta a vita di banane per le proprie “scrittrici in erba”.