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Amazon S3 migliora le performance con il Multi-Object Delete

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Amazon S3 migliora le performance con il Multi-Object Delete

Posted on 12 December 2011 by Daniele Midi

Il team di Amazon Web Service continua a lavorare indefesso, e questa volta ha puntato a migliorare ancora di più le performance delle applicazioni che vogliono usufruire del servizio di Storage Amazon S3.

E’ stata aggiunta infatti la funzione di Multi-Object Delete: la possibilità di eliminare fino a 1000 oggetti presenti nello storage distribuito di Amazon con una singola richiesta.

Questo fattore permette di migliorare sensibilmente la velocità riducendo il numero di roundtrip di richieste fra Amazon S3 e la propria applicazione ospitata su AWS.

La nuova funzione di Multi-Object Delete è già disponibile in tutte le Region di Amazon S3 senza costi aggiuntivi, ed il supporto è già stato aggiunto alle Amazon S3 API e agli SDK di AWS.

 

Fonte: Amazon Web Services official news blog

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Shakespeare e le sue scimmie finiscono sulle nuvole (II parte)

Posted on 02 December 2011 by Redazione

È di sicuro negli scenari più prettamente business che il Cloud Computing trova la sua applicazione migliore, rappresentando da sempre un sinonimo di risparmio economico per le imprese.

Le caratteristiche tecniche che lo rendono appetibile, però, sono fra loro molto diverse. scalabilità, affidabilità, geo-replicazione dei dati, disaster recovery: a seconda dell’angolatura dalla quale lo si osserva, si scopre come il Cloud si presti bene per scenari decisamente differenti. Dalla ricerca scientifica, che apprezza l’enorme potere computazionale, all’anti-sicurezza, che sfrutta la “massa” per sferrare attacchi informatici di enorme portata, la nuvola risulta interessante per i motivi più disparati, che sfruttano di volta in volta l’uno o l’altro punto di forza del Cloud.

Di recente, però, gli utilizzi sono diventati ancora più variegati e fantasiosi per la nuvola.

Nello scorso appuntamento, infatti, si è parlato del programmatore statunitense che ha cercato di risolvere il problema delle scimmie di Shakespeare con il Cloud.

Un breve ripasso di qual è il problema: secondo la Probabilità, un numero infinito di scimmie che scrive su un numero infinito di macchine da scrivere, avendo a disposizione un tempo infinito, prima o poi sarebbe in grado di produrre l’intera opera di Shakespeare.

La matematica, però, è decisamente contro di lui: le combinazioni possibili delle 26 lettere dell’alfabeto inglese sono decisamente tante. Cominciando a tenere conto anche di maiuscole e minuscole, la cifra sale ancora notevolmente. Per non parlare poi di come spazi e punteggiatura aggiungano una quantità di ulteriori permutazioni tale da rendere l’impresa decisamente spaventosa per i modelli di calcolo tradizionali.

Peccato che nemmeno la grande potenza di calcolo della nuvola può fare molto, se non è opportunamente coordinata in modo “intelligente”. Una buona dimostrazione che sì, è vero, il calcolo distribuito semplifica i lavori pesanti, ma senza avere dietro un algoritmo ben pensato, non è altro che un brute force molto potente. E come tale, non assicura mai il successo.

Il programmatore USA non ha avuto fortuna. Se non altro, però, per provare a dimostrarlo ha dovuto pagare solamente il conto di AWS, e non una scorta a vita di banane per le proprie “scrittrici in erba”.

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Shakespeare e le sue scimmie finiscono sulle nuvole (I parte)

Posted on 30 November 2011 by Daniele Midi

Il Cloud Computing è sempre stato, fin dai primissimi istanti del suo boom, un sinonimo di risparmio economico per le imprese. Grande scalabilità, ottima affidabilità. Geo-replicazione dei dati, rapido disaster recovery. Insomma, una notevole quantità di caratteristiche prettamente tecniche che ne fanno una scelta decisamente interessante per il mondo business.

Ad un’attenta analisi, però, si nota subito come i punti di forza della nuvola appena elencati siano piuttosto diversi fra loro, rendendo possibili molti scenari differenti per i quali una o più di quelle caratteristiche possono essere talmente allettanti da far scegliere il Cloud come tecnologia di riferimento.

Proprio per questa ragione, quella “economica” non è l’unica spinta che porta il Cloud ad essere una piattaforma sempre più diffusa per lo sviluppo. Infatti, a ben guardare, negli ultimi anni ci sono stati molti scopi decisamente lontani dal business che hanno visto la nuvola come principale protagonista. È il caso, ad esempio, della ricerca scientifica, che ha visto nell’enorme potere computazionale del Cloud un modo eccellente di ottenere risultati più velocemente e con meno necessità di risorse fisiche. Oppure degli attacchi informatici, che sfruttando la grande quantità di nodi che è possibile “tirare su” tramite un’infrastruttura di Cloud Computing, sono stati in grado di mettere in ginocchio enormi organizzazioni informatiche (e il caso di Sony PlayStation Network non è poi così lontano nel tempo da essere già dimenticato).

C’è però anche chi è riuscito, di recente, a trovare utilizzi ancora più variegati e fantasiosi per la nuvola.

L’esempio in questione è quello di un programmatore statunitense che ha pensato bene di cercare di risolvere il problema delle scimmie di Shakespeare con il Cloud.

Di cosa si tratta? La scienza probabilistica afferma che un numero infinito di scimmie – dotato di un numero infinito di graziose, piccole macchine da scrivere sulle quali battere furiosamente a caso – avendo a disposizione un tempo infinito, prima o poi sarebbe in grado di produrre l’intera opera di Shakespeare.

Posta così, la questione incuriosisce senza dubbio, e i termini “scalabilità”, “elasticità”, “potere computazionale” non possono non far suonare un campanello d’allarme nei propri pensieri.

Il programmatore che ha provato a dimostrare questo problema ha realizzato delle “scimmie virtuali” che vivono nell’infrastruttura di Amazon Web Service, e le ha messe a scrivere.

Successo o insuccesso, lo scopriremo nel prossimo appuntamento.

 

Immagine: DC Comics

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Frasi cloud-celebri

“Capacità di innovazione, coinvolgimento delle community ed esperienza open source sono alla base della visione Sun sul Cloud Computing.” (Franco Roman)
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