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Posted on 23 August 2011 by Redazione

di Roberto Freato

I maggiori vendor Cloud hanno cercato sin da subito di venire incontro alle esigenze di tutti in modo da consentire ai vari livelli di utenza di usufruire dei vantaggi offerti dal Cloud. Se da un lato dal 2007 le università cominciavano ad interessarsi di Cloud e si impegnavano in ricerche scientifiche di grande rilevanza, dall’altro le aziende cominciavano a sentire l’esigenza di far migrare i propri servizi on the Cloud[1]. Ma come? Il vantaggio del Cloud Computing, contrariamente al predecessore Grid, è che il Cloud poggia completamente sui protocolli ormai standardizzati di Internet. Questo mette in condizione le aziende e i programmatori di non sentirsi disorientati di fronte al nuovo paradigma. In aggiunta, i maggiori vendor hanno sin dall’inizio accompagnato le aziende in tale processo di migrazione offrendo loro servizi ad hoc e supporto a 360°. Da qui nascono progetti quali RESERVOIR[2], IBM’s Blue Cloud, Amazon Elastic Compute Cloud[3] che hanno l’obiettivo comune di definire le tecnologie Cloud che abiliteranno in maniera efficiente lo sviluppo dei servizi IT delle aziende che saranno sottoposte al cambiamento. In tal modo sarà possibile far migrare le applicazioni verso il Cloud in maniera automatica e semplice cercando di rispondere al meglio alle esigenze del cliente. Inoltre il Cloud appagherebbe la richiesta di risorse computazionali grezze da parte di un gruppo elitario di aziende denominate redshift companies che sta producendo e produrrà un radicale mutamento strutturale nell’intera industria del computing (Bertini, 2007). Partendo dal presupposto che l’ammontare di risorse “IT” consumate da queste redshift companies sta andando ben al di là di quelle consumate in media dalla maggior parte degli altri business, questa teoria predice che tali aziende godranno, negli anni a venire, di una crescita esponenziale dei propri affari (utenti e fatturati), di contro alle blueshift companies, aziende che cresceranno invece ad un ritmo più normale.

L’eterogeneità dell’utenza ha portato ad un’ulteriore suddivisione del Cloud: si parla infatti di private e public Cloud. Come già detto, il Cloud Computing permette di erogare potenza di calcolo, storage delle informazioni e applicazioni a partire da un data center verso una rete di migliaia o milioni di utenti che hanno sottoscritto il servizio. Questo tipo generale di Cloud, di cui sono esempi i servizi online forniti da Google Apps o Force.com, è conosciuto come Cloud “pubblico” in quanto ogni azienda e qualsiasi persona presente sul web può sottoscriverlo.

Il “private Cloud Computing”, al contrario, offre servizi analoghi al public Cloud ma all’interno del perimetro di un firewall e quindi erogati attraverso una rete interna chiusa. La rete può comprendere uffici centrali o di divisione, altre aziende che sono anche dei partner di affari, fornitori, rivenditori e altre organizzazioni strettamente collegate con l’azienda principale. Come in tutte le cose, esistono comunque anche soluzioni ibride in funzione delle specifiche esigenze.

Si è parlato di risparmio economico; si è parlato di come la scalabilità e l’elasticità delle risorse abbiano facilitano la vita delle aziende, ma ad oggi l’impatto maggiore del Cloud risiede nell’affermazione di una vera e propria nuova ideologia di fare le cose. L’utente finale non riesce sempre a percepirne la differenza ma un sempre maggior numero di applicazioni software di utilizzo corrente sono applicazioni Web, quindi di fatto applicazioni SaaS (Software as a Service) residenti ed eseguite su computer di terzi e disponibili praticamente on the Cloud, ovvero sulla rete Internet (il Web).

Colossi come Microsoft stanno cambiando radicalmente il proprio business con applicazioni come “Office on the Cloud”, come conseguenza dell’affermarsi sempre più forte di Google Apps Premier Edition, con la possibilità anche di creare applicazioni Web ospitate sui web server di Google. Il Cloud rappresenta perciò anche un’enorme opportunità per le piccole aziende e per gli imprenditori/sviluppatori che, senza dover investire ingenti risorse finanziarie per l’acquisto di infrastrutture informatiche adeguate, hanno la possibilità di creare complesse applicazioni Web di nuova generazione e di qualsiasi portata.


[1] Quando si parla di servizi/applicazioni on the Cloud si fa riferimento a quelle soluzioni che aderiscono al paradigma Cloud e dal quale ne ereditano caratteristiche e vantaggi.

[2] http://www.reservoir-fp7.eu/

[3] http://aws.amazon.com/ec2

Bibliografia

Bertini, E. (2007, Ottobre 9). Trends: il Cloud Computing e la Teoria del Redshift. Retrieved from Stalkk.ed: http://www.stalkked.com/2007/10/09/trends-il-cloud-computing-e-la-teoria-del-redshift/

Frasi cloud-celebri

“...è uno stile di computing in cui le capacità IT ampiamente scalabili ed elastiche sono fornite come servizi a clienti esterni attraverso le tecnologie del mondo Internet...” (Gartner)
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