di Roberto Freato
Alla fine degli anni ’90, non si cercava soltanto di condividere le risorse distribuite cercando di standardizzarne l’accesso, ma si stava giungendo ad un concetto molto più complesso e affascinante che è quello di utility computing che appaga le necessità non solo dei ricercatori ma anche del mondo business e consumer che farà dell’utility computing una nuova prospettiva di fruizione dei servizi IT.
Cosa si nasconde dietro tale concetto? Si riporta di seguito una definizione di Foster e Kasselman sul Grid Computing:
«una infrastruttura hardware e software in grado di fornire un accesso differenziale, consistente, pervasivo, ed economico a risorse computazionali di fascia elevata».
Sarà breve il passaggio dal Grid a quello di Information Utilities, intendendo con esso la possibilità di fornire un insieme di servizi a consumo al pari delle public utilities. Ormai la richiesta di risorse computazionali è diventata importante quanto la necessità di elettricità, telefonia, acqua e quindi tali risorse devono poter essere fornite all’utente in funzione del loro utilizzo e delle loro necessità. L’utente deve completamente disinteressarsi di dove il sistema vada a recuperare le effettive risorse necessarie perché sarà esso stesso a gestire la richiesta e a monitorarne il processo di esecuzione in completa autonomia. Perché realizzare e aderire ad un modello simile? Ci sono due ragioni: una tecnologica e una economica.
Dal punto di vista tecnologico, la diffusione del modello utility garantisce che gli applicativi, nei quali si sono investite risorse, siano rapidamente e facilmente trasferibili da un’infrastruttura ad un’altra, che sia proprietaria o fornita da terze parti esterne all’azienda. La standardizzazione dell’utilizzo delle risorse elaborative, garantito dalle Computational Grids, consente di produrre applicativi indipendenti dalla specifica tecnologia hardware/software allo stesso modo in cui il protocollo Internet TCP/IP ha permesso la standardizzazione delle risorse di interconnessione.
Dal punto di vista economico, si ha la trasformazione dei costi fissi in costi variabili, con la promessa di una gestione contabile maggiormente semplificata, in linea con quanto avviene per la fornitura dei servizi essenziali. La standardizzazione dell’utilizzo delle risorse di calcolo rende inoltre possibile il raggiungimento di un obiettivo da sempre molto difficile per l’informatica: la saturazione delle risorse disponibili. Comunità di aziende, istituzioni ed individui che lavorano per conseguire degli obiettivi condivisi, potranno poi utilizzare le Computational Grids per condividere le risorse, i dati e gli strumenti con cui affrontare i problemi comuni. Gli utilizzatori saltuari, aziende che magari utilizzano in maniera consistente le loro risorse elaborative solo in determinati giorni del mese o della settimana, possono invece trovare convenienza in contratti di servizio nei confronti di fornitori esterni, ottenendo significative economie e nel contempo migliorando i livelli di servizio cui erano abituati (Candiello, 2004).
Bibliografia
Candiello, A. (2004, Maggio). Grid Computing . Sistemi e Impresa , pp. 118-122.




