Google, in prima persona, si è messa a tavolino – carta, penna e calcolatrice alla mano – ed ha fatto un po’ di calcoli. Ha cercato di stimare, infatti, quant’è il consumo energetico necessario alle aziende a gestire autonomamente il proprio sistema di email on-premise.
Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, e perciò gli analisti di BigG hanno deciso di tirare fuori le proprie stime per tre profili di aziende differenti: un piccolo business con 5 email users, una società di medie dimensioni con 500 utenti, e una grande azienda con la necessità di gestire 10000 account. Secondo lo studio, il piccolo e il medio business avranno bisogno di 2 server (uno primario e uno di backup), mentre la società più grande richiederà circa 12 server (10 primari e 2 di backup).
I loro calcoli hanno tenuto in considerazione sia il consumo energetico “diretto” dei server, sia quello legato al raffreddamento, oltre che altre variabili legate all’infrastruttura IT necessaria alla gestione dei servizi di email, e i risultati hanno stimato un consumo energetico annuo per singolo utente rispettivamente, per il profilo aziendale piccolo, medio e grande, di 175 kWh, 28.4 kWh e 7.6 kWh.
E dopo tutti questi conti, facendo il paragone con la sua infrastruttura di Cloud Computing, per Google la nuvola è più verde. Ovviamente non verde per l’emissione di gas tossici, ma intendendo quanto il Cloud Computing possa rivestire anche un ruolo “ecologico” nella vita tanto delle aziende quanto dei privati.
Secondo Google, infatti, grazie a tutte le caratteristiche di efficienza energetica di cui sono dotati i moderni data center, il consumo energetico annuo per un utente del servizio di email può scendere fino ad arrivare a soli 2.2 kWh, in modo del tutto indipendente dalle dimensioni del proprio business. Insomma, secondo le stime del colosso di Mountain View, utilizzare un sistema di email cloud-based è energeticamente di gran lunga più efficiente che gestirlo autonomamente on-premise.
Ovviamente Google non è il primo Cloud vendor a rilasciare uno studio del genere (nonostante sia il primo ad occuparsene in prima persona). Lo scorso novembre, infatti, Microsoft ha pubblicato uno studio affidato ad un’agenzia esterna che si è occupato invece dell’efficienza nelle emissioni di CO2. E anche in quel caso i risultati erano piuttosto eloquenti: una piccola azienda con meno di 100 utenti che migrasse da software on-premise al Cloud poteva ridurre le proprie emissioni di CO2 di oltre il 90%.
Sembra perciò inconfutabile: la nuvola è decisamente più verde. Bene per l’ambiente, ma bene anche per il portafogli delle aziende.
Immagine: giopuo


L’importanza che il Cloud Computing riveste per le agenzie governative continua ad crescere con un ritmo decisamente sostenuto. Poter sfruttare la nuvola per le complesse attività amministrative e gestionali permette di sicuro di migliorare e semplificare notevolmente l’integrazione fra le varie agenzie, nonché di snellire il lavoro di manutenzione.
Di sicuro è quello che pensa qualcuno dei detrattori della nuvola. Che però sia un’idea condivisa anche da “chi il Cloud lo fa” è qualcosa che potrebbe sorprendere molto.

