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Al PASS Summit 2011 si parlerà di Azure

Posted on 07 October 2011 by Daniele Midi

La Professional Association for SQL Server sta organizzando, per i 4 giorni che vanno dall’11 al 14 di Ottobre, il PASS Summit 2011, un grande evento che si terrà a Seattle, nello stato di Washington. Si tratta della più grande conferenza su SQL Server e la Business Intelligence, organizzata autonomamente dalla community di SQL Server.

Fra le varie, interessanti sessioni che si terranno a questa mega-conferenza, che saranno circa 170, moltissime saranno dedicate a Windows Azure Platform. Ci sarà, tra l’altro, una track dedicata interamente a SQL Azure,

Per ora è noto il calendario delle Keynote, nelle varie giornate dell’evento. Direttamente dall’annuncio ufficiale:

  • Wednesday, October 12th  : 8:15 AM PST
    Ted Kummert
    Senior Vice President, Business Platform Division
    Microsoft Corporation
  • Thursday, October 13th  : 8:15 AM PST
    Quentin Clark
    Corporate Vice President, SQL Server Database Systems Group
    Microsoft Corporation
  • Friday, October 14th: 8:15 AM PST
    David J. DeWitt
    Technical Fellow, Data and Storage Platform Division
    Microsoft Corporation

 

 

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Beyond the Cloud @Bocconi – parte II

Posted on 15 June 2011 by Roberto Freato

imageCi eravamo lasciati con una opinione a metà riguardo al convegno tenutosi il 7 Giugno scorso in Bocconi. Al convegno hanno partecipato anche alcuni illustri esponenti di alcune aziende di punta del settore dell’IT e delle Telco.

Roberto Masiero, AD di The Innovation Group, ha tenuto una presentazione introduttiva molto completa sul Cloud Computing, facendo emergere quali fossero i punti cardine del paradigma senza preoccuparsi di definire invece i canoni dei “falsi miti” e dei vendor di falsi prodotti cloud. Un particolare apprezzamento va a Masiero per aver correttamente interpretato il modello con cui è necessario parlare di Cloud Computing affinchè non venga frainteso come spesso accade.

A seguire Sergio Rossi, AD di Oracle Italia, ha ribadito come di Cloud ne abbia sentito parlare da 20 anni a questa parte e di come (forse in qualità di AD di Oracle) si dissoci dall’utenza consumer per indirizzare una esigenza business. Il rischio è stato di confondere il tutto un pò con l’outsourcing; parlando infatti di Cloud come “tecnologia” non si è capito quindi cosa Oracle faccia per il Cloud e con il Cloud e se veramente è in grado di capirne gli essenziali aspetti che ne fanno un fenomeno di massa prima di qualsivoglia fenomeno da top clients. Uno spunto riguardo alla centralità del dato in relazione alla sua autenticità è un concetto che non ha convinto, ma forse è stato solamente intrappolato dalla sua sintassi nell’esprimerlo.

Massimo Cappato, vero outsider della conferenza, non ha avuto bisogno di paroloni per annientare ogni colosso vicino a lui, in favore della vera filosofia Cloud, di cui è sembrato oltre che convinto, anche molto preparato. La sua azienda si occupa di soluzioni Cloud e quindi, da sua stessa ammissione, di “consulenza”. Niente di più vero in un mondo in cui colossi come Google, Microsoft o Amazon hanno già quasi imposto il Cloud al mondo (imposto in senso buono), considerando che chi oggi implementa Cloud al 90% utilizza una di queste tecnologie. Ha anche criticato la paura generale sulla sicurezza dei dati nel Cloud, portando esempi convincenti e lasciando invece all’opinione il discorso sulla privacy, che ancora oggi non ha molti punti di forza.

L’intervento di Telecom è stato dissonante, sia in termini di contenuti che di Cloud-awareness. Benchè non ci fosse nulla contro il relatore, per vincere il forte pregiudizio iniziale contro Telecom, colpevole di una campagna milionaria a favore del suo Cloud, che nulla ha a che fare con il Cloud Computing di AWS o di Microsoft o di Google, era molto difficile. E infatti le tesi sulla sicurezza della trasmissione, del canale e quindi dell’operatore di Telco, sono sbagliate oltre che non convincenti. Il Cloud si eroga via internet certamente, ma esistono da anni i meccanismi anche più elementari per garantire ai dati di viaggiare in modo sicuro tra endpoint e endpoint. La necessità di un “canale affidabile” (il relatore si riferiva a quello di Telecom) non esiste anche perchè il canale ottimo non esiste oggi e non esisterà, per la natura best-effort e distribuita di internet. Purtroppo non è neanche stata felice l’uscita riguardo ai costi, che a detta del relatore potrebbero essere anche maggiori di un sistema on-premise, poichè ci vuole “comprensione del pagare il giusto” per un servizio. Di questo intervento ho solo apprezzato che è stato messo in discussione dagli organizzatori, come è giusto che sia in un dibattito in cui una istituzione come la Bocconi metta la faccia davanti a tutto questo.

La tesi che il Cloud “non faccia risparmiare, ma chissenefrega dei costi” è ripresa da Renzo Passera (Senior Advisor Business Change & IT) che in parole equivalenti di significato esprime il suo concetto di quello che dovrebbe costare il Cloud. Peccato che, sia lui che l’esponente di Telecom, ben non ci chiariscano la loro posizione e la loro visione di Cloud. E dopo aver coniato anche il termine “Business-as-a-Service” ha parlato di una possibile nuova posizione di ”Urbanista di Sistemi IT” che in qualche modo dovrebbe essere legata al Cloud.

Opinioni di altissimo profilo sono arrivate da Akamai e da ENI, entrambi veramente sul pezzo con il Cloud. Luca Collacciani, di Akamai, non ha avuto bisogno di tirare fuori paroloni per prendersi l’applauso più forte di tutto l’incontro, spiegando semplicemente cosa fa Akamai dai tempi di Adamo ed Eva. Akamai è Cloud e lo è stato negli ultimi 10 anni, per cui sentire da Luca quali siano i problemi legati alla gestione di una grande infrastruttura Cloud è stato a dir poco illuminante. Sarà la radice tecnica che si respirava nelle sue parole, ma sicuramente si è guadagnato il rispetto e l’ammirazione che merita.

Sulla stessa riga ENI, con Dario Pagani presente, ha esposto come ENI sia sensibile al Cloud partendo da un problema energetico e ambientale. Geniale seppur chiaramente orientato alla ottimizzazione delle risorse e al profitto, la loro idea di costruirsi un Cloud privato per le loro oltre 350 applicazioni, è un obiettivo molto ambizioso e “molto Cloud”, considerato che Cloud vuole anche dire Green nelle sue accezioni più diffuse. Così dopo una operazione di server consolidation, ENI sta creandosi un framework per potersi autoerogare servizi in Cloud, consolidando tutto l’hardware in prossimità delle sue centrali energetiche con i conseguenti benefici per l’ambiente.

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Beyond the Cloud @Bocconi – parte I

Posted on 14 June 2011 by Roberto Freato

imageQualche giorno fa abbiamo ricevuto con sorpresa l’invito a partecipare ad una conferenza organizzata dal MaPrIM (Master in Project & Information Management) riguardo al Cloud Computing, tenutasi in Bocconi il 7 Giugno scorso, il cui abstract iniziava così:

L’avvento del modello del cloud computing e della filosofia dell’as-a-Service sono ancora viste come semplici possibilità di outsourcing a basso costo, ma in realtà, la loro portata è ben maggiore. In gioco vi è una profonda trasformazione del settore dei servizi per l’IT, a causa di utilizzi innovativi delle tecnologie.

L’incontro, volto a presentare i risultati di una ricerca di tre giovani bocconiani, prevedeva inoltre la presenza di numerosi “voci grosse” del settore, in canonico stile Bocconi, suscitando in noi il dubbio sulla reale tangibilità degli argomenti trattati. Ma ci siamo ricreduti, ed ecco perchè.

La ricerca dei quattro studenti del master (Davide Capitanio, Francesco Fontana Parrino e Marco Zuccone) era volta a identificare il grado di awareness del cloud computing in un pubblico principalmente universitario, al fine di evidenziare quali competenze fossero più legate al Cloud. Un dato interessante emerso è che il pubblico “economico” (e principalmente bocconiano) è più cosciente del fenomeno del Cloud Computing del pubblico ingegnere. All’inizio la cosa ha scosso un pò il mio orgoglio ma in effetti, dati in una mano e argomentazioni convincenti nell’altra, bisogna arrendersi all’idea che il Cloud Computing è più compreso e conosciuto in questo ambiente. E questo perchè? Perchè è un fenomeno puramente economico.

Non c’è tecnologia dell’ultimo grido nel Cloud Computing, se non tanta virtualizzazione e tante architetture distribuite (software inclusi); ma niente che non ci fosse anche 10 o 20 anni fa. Quello che è cambiato oggi è l’introduzione di una serie di nuovi modelli di business per “vendere” la risorsa in un meccanismo pay-per-use e questo, come affermano i ricercatori, è esclusivamente un fenomeno economico.

Infine, dati a parte (forse anche troppi e alcuni inutili), il concetto chiave è rappresentato dalla popolazione, tipicamente consumer, a cui sono stati somministrati i sondaggi e le domande: essa ci dice che il popolo giovane ha correttamente inteso il Cloud Computing, anche molto di più della vecchia guardia dell’informatica. Alcuni dinosauri oggi si ostinano a vendere hosting come cloud, oppure si nascondono dietro una miopia imposta dai loro limiti nella comprensione di questo fenomeno; è bello ancor di più vedere quindi che i numeri forti li abbiamo noi, di questa generazione.

L’incontro è stato pieno di interventi degli ospiti che, per una volta, hanno puntato tutto sul loro punto di vista del Cloud invece che perdersi in sproloqui commerciali come questo genere di ospiti ha spesso abitudine fare. Nell’attesa di parlare anche di loro, ringraziamo i ragazzi del MaPrIM per questo necessario mapping del grado di awareness del fenomeno.

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Frasi cloud-celebri

“Uno smartphone con sistema operativo Android impiega circa 100 secondi per dare un risultato, mentre su un telefono che utilizza Clone Cloud collegato ad un PC, il tempo si riduce ad un secondo.” (Gon Byung-Chun)
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