Ci eravamo lasciati con una opinione a metà riguardo al convegno tenutosi il 7 Giugno scorso in Bocconi. Al convegno hanno partecipato anche alcuni illustri esponenti di alcune aziende di punta del settore dell’IT e delle Telco.
Roberto Masiero, AD di The Innovation Group, ha tenuto una presentazione introduttiva molto completa sul Cloud Computing, facendo emergere quali fossero i punti cardine del paradigma senza preoccuparsi di definire invece i canoni dei “falsi miti” e dei vendor di falsi prodotti cloud. Un particolare apprezzamento va a Masiero per aver correttamente interpretato il modello con cui è necessario parlare di Cloud Computing affinchè non venga frainteso come spesso accade.
A seguire Sergio Rossi, AD di Oracle Italia, ha ribadito come di Cloud ne abbia sentito parlare da 20 anni a questa parte e di come (forse in qualità di AD di Oracle) si dissoci dall’utenza consumer per indirizzare una esigenza business. Il rischio è stato di confondere il tutto un pò con l’outsourcing; parlando infatti di Cloud come “tecnologia” non si è capito quindi cosa Oracle faccia per il Cloud e con il Cloud e se veramente è in grado di capirne gli essenziali aspetti che ne fanno un fenomeno di massa prima di qualsivoglia fenomeno da top clients. Uno spunto riguardo alla centralità del dato in relazione alla sua autenticità è un concetto che non ha convinto, ma forse è stato solamente intrappolato dalla sua sintassi nell’esprimerlo.
Massimo Cappato, vero outsider della conferenza, non ha avuto bisogno di paroloni per annientare ogni colosso vicino a lui, in favore della vera filosofia Cloud, di cui è sembrato oltre che convinto, anche molto preparato. La sua azienda si occupa di soluzioni Cloud e quindi, da sua stessa ammissione, di “consulenza”. Niente di più vero in un mondo in cui colossi come Google, Microsoft o Amazon hanno già quasi imposto il Cloud al mondo (imposto in senso buono), considerando che chi oggi implementa Cloud al 90% utilizza una di queste tecnologie. Ha anche criticato la paura generale sulla sicurezza dei dati nel Cloud, portando esempi convincenti e lasciando invece all’opinione il discorso sulla privacy, che ancora oggi non ha molti punti di forza.
L’intervento di Telecom è stato dissonante, sia in termini di contenuti che di Cloud-awareness. Benchè non ci fosse nulla contro il relatore, per vincere il forte pregiudizio iniziale contro Telecom, colpevole di una campagna milionaria a favore del suo Cloud, che nulla ha a che fare con il Cloud Computing di AWS o di Microsoft o di Google, era molto difficile. E infatti le tesi sulla sicurezza della trasmissione, del canale e quindi dell’operatore di Telco, sono sbagliate oltre che non convincenti. Il Cloud si eroga via internet certamente, ma esistono da anni i meccanismi anche più elementari per garantire ai dati di viaggiare in modo sicuro tra endpoint e endpoint. La necessità di un “canale affidabile” (il relatore si riferiva a quello di Telecom) non esiste anche perchè il canale ottimo non esiste oggi e non esisterà, per la natura best-effort e distribuita di internet. Purtroppo non è neanche stata felice l’uscita riguardo ai costi, che a detta del relatore potrebbero essere anche maggiori di un sistema on-premise, poichè ci vuole “comprensione del pagare il giusto” per un servizio. Di questo intervento ho solo apprezzato che è stato messo in discussione dagli organizzatori, come è giusto che sia in un dibattito in cui una istituzione come la Bocconi metta la faccia davanti a tutto questo.
La tesi che il Cloud “non faccia risparmiare, ma chissenefrega dei costi” è ripresa da Renzo Passera (Senior Advisor Business Change & IT) che in parole equivalenti di significato esprime il suo concetto di quello che dovrebbe costare il Cloud. Peccato che, sia lui che l’esponente di Telecom, ben non ci chiariscano la loro posizione e la loro visione di Cloud. E dopo aver coniato anche il termine “Business-as-a-Service” ha parlato di una possibile nuova posizione di ”Urbanista di Sistemi IT” che in qualche modo dovrebbe essere legata al Cloud.
Opinioni di altissimo profilo sono arrivate da Akamai e da ENI, entrambi veramente sul pezzo con il Cloud. Luca Collacciani, di Akamai, non ha avuto bisogno di tirare fuori paroloni per prendersi l’applauso più forte di tutto l’incontro, spiegando semplicemente cosa fa Akamai dai tempi di Adamo ed Eva. Akamai è Cloud e lo è stato negli ultimi 10 anni, per cui sentire da Luca quali siano i problemi legati alla gestione di una grande infrastruttura Cloud è stato a dir poco illuminante. Sarà la radice tecnica che si respirava nelle sue parole, ma sicuramente si è guadagnato il rispetto e l’ammirazione che merita.
Sulla stessa riga ENI, con Dario Pagani presente, ha esposto come ENI sia sensibile al Cloud partendo da un problema energetico e ambientale. Geniale seppur chiaramente orientato alla ottimizzazione delle risorse e al profitto, la loro idea di costruirsi un Cloud privato per le loro oltre 350 applicazioni, è un obiettivo molto ambizioso e “molto Cloud”, considerato che Cloud vuole anche dire Green nelle sue accezioni più diffuse. Così dopo una operazione di server consolidation, ENI sta creandosi un framework per potersi autoerogare servizi in Cloud, consolidando tutto l’hardware in prossimità delle sue centrali energetiche con i conseguenti benefici per l’ambiente.