di Roberto Freato
Sembra che l’utenza Cloud sia per lo più quella delle grandi aziende, le quali vogliono trarre profitti economici e prestazionali dall’uso di questo nuovo paradigma; ma in molti sostengono il Cloud Computing per i vantaggi che si sono avuti in ambito scientifico.
Si parla ad esempio di Mathematica in the Cloud. Amazon, una delle 500 società più rilevanti nel panorama ICT mondiale, ha un servizio denominato EC2 (Amazon Elastic Compute Cloud), il quale è realizzato all’interno di un ambiente virtualizzato, distribuito geograficamente su diversi sistemi, che permette di gestire le risorse elaborative necessarie in modo scalabile in base ai requisiti di business richiesti dai clienti. Tale servizio ha permesso di ottenere dei risultati sorprendenti nel contesto di alcune applicazioni di analisi numerica tra cui Matlab (ambiente per il calcolo numerico e l’analisi statistica) con la possibilità di poter effettuare computazioni in parallelo risparmiando tempo e soldi. Matlab non è l’unico esempio di interazione tra scienza e il Cloud; sono tantissimi gli esempi di collaborazione tra l’industria (vendor) e l’accademia.
IBM e Google[1] hanno infatti avviato un progetto che coinvolge l’ambito accademico: l’obiettivo è quello di introdurre il Cloud all’interno delle università mettendo a disposizione le risorse IT loro necessarie. Tale progetto coinvolge sei università americane e a tale scopo sono stati messi a disposizione data center dedicati con duplice obiettivo: da un lato si vuole fare in modo che gli studenti approfondiscano tali tematiche accedendo alle risorse IT disponibili; dall’altro si vuole consentire loro di mettersi alla prova direttamente su tale tecnologia attraverso la realizzazione di applicazioni distribuite e scalabili per la manipolazione di ingenti quantità di dati presenti su Internet. Le ragioni di questo progetto sono molto importanti. Il mondo accademico e la ricerca danno da sempre un contributo importante per lo sviluppo tecnologico e scientifico e, negli anni dell’affermarsi del Cloud, purtroppo le università avevano un ruolo ancora marginale sull’argomento. Le università coinvolte nel progetto si sono così specializzate in ambiti diversi, ad esempio l’università di Pretoria (Sudafrica) sta utilizzando il Cloud Computing per eseguire test riguardanti lo sviluppo di farmaci per l’avanzamento di alcune malattie gravi. Tra gli altri usi si possono evidenziare il data mining, la modellazione scientifica, la simulazione, la biologia computazionale e tra i progetti più in vista ci sono (Apicella, 2006):
- Modellazione sismica ed esplorazione per la ricerca di gas e petrolio.
- Soluzioni operative di produzione integrate per i settori petroliferi e del gas.
- Motore di ricerca web in lingua araba.
- Test e migrazione di varie applicazioni utilizzando metodi di programmazione Hadoop/MapReduce[2].
- Creazione di un percorso di formazione sul Cloud Computing presso le università.
Va però ricordato che il web, il software e il Cloud hanno avuto negli anni un impatto non solo sul mondo accademico dell’alta ricerca ma anche all’interno del sistema scolastico che ha cercato in tal senso di trarre benefici da queste nuove tendenze. Molto spesso nelle scuole si è cercato di introdurre soluzioni tecnologiche a supporto delle attività scolastiche con riscontri però non troppo positivi a causa dei costi infrastrutturali che bisognava sostenere: con il Cloud sono nate quindi nuove opportunità. Tutto è diventato possibile. E se questo scenario è ancora distante dalla realtà scolastica italiana, sono comunque molteplici le soluzioni SaaS proposte per le scuole, a supporto della condivisione di contenuti tra studenti e professori, a sostegno del lavoro di gruppo online che permette alle persone di essere sempre connesse nonostante si trovino in luoghi diversi e di poter collaborare in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo su documenti condivisi. Le soluzioni in questo settore consentono di cambiare il modo di insegnare e di lavorare degli studenti. Nuovamente quindi viene rimarcata la natura innovativa del Cloud e il fatto che esso non sia una semplice innovazione tecnologica ma un vero e proprio nuovo modus vivendi.
[1] IBM e Google si sono alleate per promuovere e finanziare la ricerca sul miglioramento del Cloud computing, e per aumentare la conoscenza del cosiddetto “highly parallel computing” all’interno della formazione universitaria degli studenti di informatica. Le due multinazionali metteranno a disposizione 400 computer in remoto, con un programma pilota che vedrà nella sua fase finale un numero di macchine prossimo alle 4000 unità.
[2]Paradigma di programmazione, sviluppato da Google, per applicazioni di calcolo distribuito
Bibliografia
Apicella, A. (2006, Gennaio 26). IBM: nuove iniziative congiunte per accelerare l’utilizzo del cloud computing e velocizzare i tempi della Ricerca. Retrieved from IBM: http://www-03.ibm.com/press/it/it/pressrelease/26540.wss




