Qualche giorno fa abbiamo ricevuto con sorpresa l’invito a partecipare ad una conferenza organizzata dal MaPrIM (Master in Project & Information Management) riguardo al Cloud Computing, tenutasi in Bocconi il 7 Giugno scorso, il cui abstract iniziava così:
L’avvento del modello del cloud computing e della filosofia dell’as-a-Service sono ancora viste come semplici possibilità di outsourcing a basso costo, ma in realtà, la loro portata è ben maggiore. In gioco vi è una profonda trasformazione del settore dei servizi per l’IT, a causa di utilizzi innovativi delle tecnologie.
L’incontro, volto a presentare i risultati di una ricerca di tre giovani bocconiani, prevedeva inoltre la presenza di numerosi “voci grosse” del settore, in canonico stile Bocconi, suscitando in noi il dubbio sulla reale tangibilità degli argomenti trattati. Ma ci siamo ricreduti, ed ecco perchè.
La ricerca dei quattro studenti del master (Davide Capitanio, Francesco Fontana Parrino e Marco Zuccone) era volta a identificare il grado di awareness del cloud computing in un pubblico principalmente universitario, al fine di evidenziare quali competenze fossero più legate al Cloud. Un dato interessante emerso è che il pubblico “economico” (e principalmente bocconiano) è più cosciente del fenomeno del Cloud Computing del pubblico ingegnere. All’inizio la cosa ha scosso un pò il mio orgoglio ma in effetti, dati in una mano e argomentazioni convincenti nell’altra, bisogna arrendersi all’idea che il Cloud Computing è più compreso e conosciuto in questo ambiente. E questo perchè? Perchè è un fenomeno puramente economico.
Non c’è tecnologia dell’ultimo grido nel Cloud Computing, se non tanta virtualizzazione e tante architetture distribuite (software inclusi); ma niente che non ci fosse anche 10 o 20 anni fa. Quello che è cambiato oggi è l’introduzione di una serie di nuovi modelli di business per “vendere” la risorsa in un meccanismo pay-per-use e questo, come affermano i ricercatori, è esclusivamente un fenomeno economico.
Infine, dati a parte (forse anche troppi e alcuni inutili), il concetto chiave è rappresentato dalla popolazione, tipicamente consumer, a cui sono stati somministrati i sondaggi e le domande: essa ci dice che il popolo giovane ha correttamente inteso il Cloud Computing, anche molto di più della vecchia guardia dell’informatica. Alcuni dinosauri oggi si ostinano a vendere hosting come cloud, oppure si nascondono dietro una miopia imposta dai loro limiti nella comprensione di questo fenomeno; è bello ancor di più vedere quindi che i numeri forti li abbiamo noi, di questa generazione.
L’incontro è stato pieno di interventi degli ospiti che, per una volta, hanno puntato tutto sul loro punto di vista del Cloud invece che perdersi in sproloqui commerciali come questo genere di ospiti ha spesso abitudine fare. Nell’attesa di parlare anche di loro, ringraziamo i ragazzi del MaPrIM per questo necessario mapping del grado di awareness del fenomeno.





June 15th, 2011 at 07:53
Evento davvero bello e ben organizzato!!
Un complimento ai ragazzi…